Ho pensato e visto tanto questo film, altrettanto ne ho scritto, e meglio che qui nella mia tesi di laurea. Lì l'ho analizzato. Qui invece, mi limito a segnalare qualcosina. Del resto, questo post si chiama "effetti collaterali".
Per parlare de Le armonie di Werckmeister (Werckmeister Hármoniák) di Bela Tarr bisogna partire da lontano, oppure da vicino, a seconda dei punti di vista. Effetti collaterali, appunto.
Che sia da vicino o da lontano dipende dal considerare vera o meno l'idea che quanto più ci si avvicina a qualcosa, tantomeno la si vede. Così, per cominciare a parlare di questo film, si potrebbe partire da lontano, almeno da Nietzsche, per avvicinarsi al film tantissimo tanto da vederlo bene, oppure tanto da non poter più vederlo e perciò ridursi a parlare di tutto quell'altro che film non è.
Non il Nietzsche che abbraccia il cavallo di Torino frustato dal cocchiere. Quella è un'altra storia (?), e un altro film, l'ultimo, dello stesso regista. Il film ultimo, non solo l'ultimo film, di cui scriverò un'altra volta.
Nietzscheano è l'umore della fine dell'armonia, spersa in un mondo che non ha più il suo centro perchè Dio è morto, perchè gli dei continuano a morire.
Per parlare de Le armonie di Werckmeister (Werckmeister Hármoniák) di Bela Tarr bisogna partire da lontano, oppure da vicino, a seconda dei punti di vista. Effetti collaterali, appunto.
Che sia da vicino o da lontano dipende dal considerare vera o meno l'idea che quanto più ci si avvicina a qualcosa, tantomeno la si vede. Così, per cominciare a parlare di questo film, si potrebbe partire da lontano, almeno da Nietzsche, per avvicinarsi al film tantissimo tanto da vederlo bene, oppure tanto da non poter più vederlo e perciò ridursi a parlare di tutto quell'altro che film non è.
Non il Nietzsche che abbraccia il cavallo di Torino frustato dal cocchiere. Quella è un'altra storia (?), e un altro film, l'ultimo, dello stesso regista. Il film ultimo, non solo l'ultimo film, di cui scriverò un'altra volta.
Nietzscheano è l'umore della fine dell'armonia, spersa in un mondo che non ha più il suo centro perchè Dio è morto, perchè gli dei continuano a morire.
Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: "Cerco Dio! Cerco Dio!". E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. "E' forse perduto?" disse uno. "Si è perduto come un bambino?" fece un altro. "Oppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? E' emigrato?". Gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: "Dove se n'è andato Dio? - gridò - ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all'ultima goccia? Chi ci dette la spugna per cancellare l'intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov'è che si muove ora? Dov'è che ci muoviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all'indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto più freddo? Non seguita a venire notte, sempre più notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dèi si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! (La gaia scienza, Nietzsche)
Così, il centro (im)possibile di questo film fatto di pianisequenza, movimenti di macchina le cui coordinate non sono rintracciabili, quel centro (im)possibile sta nell'’immagine nietzscheana di un uomo (un nano) che, nella piazza del mercato di un villaggio, annuncia la morte di Dio, e, come in una fiaba nera, scatena gli istinti più distruttivi degli uomini. Che nonostante tutto, non cessano di essere tali.
A proposito dell’umanità rappresentata nei film di Tarr, torna significativo un brano di un’intervista fatta al regista dal critico Howard Feinstein:
A proposito dell’umanità rappresentata nei film di Tarr, torna significativo un brano di un’intervista fatta al regista dal critico Howard Feinstein:
Fenstein: Trovo interessante il fatto che tu rappresenti la dignità umana tra persone che al contrario sono marginali, outsiders.Tarr: Hanno vita umana. Cosa intendi con outsiders, o marginali? Si potrebbe dire che anche gli abitanti di Beverly Hills siano marginali, perchè non sono "la società" in senso stretto.
La rappresentazione dell'umanità nei film di Tarr mi sembra spesso simile a quella di Bruegel: sono per lo più individui dalle fattezze mostruose, al limite della caricatura, volgari nei loro nasoni, nei denti sporgenti, grassoni dagli occhi ottusi. Eppure sono sempre comunità, sono uomini tra uomini, non hanno, cioè, perso del tutto, il senso del proprio essere umani, e sembrano bellissimi proprio perchè sono vicini gli uni agli altri, intenti a fare qualcosa insieme.
Spoilero trama. Il film è liberamente ispirato al racconto di László Krasznahorkai La malinconia della resistenza. In una cittadina della puszta magiara giunge un circo le cui uniche attrazioni sono una gigantesca balena impagliata e un nano, detto “Il Principe”, che con i suoi discorsi fomenta rivolte e atti di vandalismo gratuito. Testimone degli eventi è il postino Janós Valushka (Lars Rudolph), bonario e idealista, che di tanto in tanto assiste il vecchio Ezster (Peter Fitz), intellettuale musicofilo rispettato dalla comunità. Ezster, col quale Valushka sembra avere un rapporto intenso di stima e affetto, contesta come artificioso il sistema armonico stabilito da Andreas Werckmeister nel XVII secolo perché non corrisponde all’armonia naturale. In accordo col capo della polizia, la signora Tunde (Hanna Schygulla), ex moglie dell’intellettuale, approfitta del prestigio dell’uomo per convincerlo a radunare un gruppo di cittadini facoltosi che possano far fronte al disordine imperante. Valushka assiste sconvolto alla devastazione di un ospedale compiuta dai cittadini fomentati dai discorsi del Principe: pestaggi dei ricoverati, distruzione di mobili, letti, apparecchiature. La signora Tunde riesce a instaurare con l’esercito quello che sembra uno “stato di polizia”. L’esercito cerca anche Valushka, che tenta inutilmente di fuggire inseguito da un elicottero. Deve aver visto e subito troppo ed è ridotto, infine, ad un automa sulla barella di una clinica. Il container della balena è stato distrutto. Nell’ultima scena Ezster le si avvicina, si vede riflesso nell’occhio dell’animale morto, poi si allontana. Una spessa coltre di nebbia avvolge la carcassa dell’animale.
Spoilero trama. Il film è liberamente ispirato al racconto di László Krasznahorkai La malinconia della resistenza. In una cittadina della puszta magiara giunge un circo le cui uniche attrazioni sono una gigantesca balena impagliata e un nano, detto “Il Principe”, che con i suoi discorsi fomenta rivolte e atti di vandalismo gratuito. Testimone degli eventi è il postino Janós Valushka (Lars Rudolph), bonario e idealista, che di tanto in tanto assiste il vecchio Ezster (Peter Fitz), intellettuale musicofilo rispettato dalla comunità. Ezster, col quale Valushka sembra avere un rapporto intenso di stima e affetto, contesta come artificioso il sistema armonico stabilito da Andreas Werckmeister nel XVII secolo perché non corrisponde all’armonia naturale. In accordo col capo della polizia, la signora Tunde (Hanna Schygulla), ex moglie dell’intellettuale, approfitta del prestigio dell’uomo per convincerlo a radunare un gruppo di cittadini facoltosi che possano far fronte al disordine imperante. Valushka assiste sconvolto alla devastazione di un ospedale compiuta dai cittadini fomentati dai discorsi del Principe: pestaggi dei ricoverati, distruzione di mobili, letti, apparecchiature. La signora Tunde riesce a instaurare con l’esercito quello che sembra uno “stato di polizia”. L’esercito cerca anche Valushka, che tenta inutilmente di fuggire inseguito da un elicottero. Deve aver visto e subito troppo ed è ridotto, infine, ad un automa sulla barella di una clinica. Il container della balena è stato distrutto. Nell’ultima scena Ezster le si avvicina, si vede riflesso nell’occhio dell’animale morto, poi si allontana. Una spessa coltre di nebbia avvolge la carcassa dell’animale.
Il cinema di Tarr, almeno da Oszi almanach (Almanacco d'autunno, 1984) in poi, è sempre un cinema dai tempi sospesi e dilatati, e questo si sa. Se per Tarkovskij, cui Tarr è stato spesso accostato dalla critica, il cinema è l'arte di scolpire il tempo, allora Tarr è sicuramente un regista scultore. A differenza però del maestro russo, l'ungherese, però, coi suoi tempi dilatati e sospesi, non vuole restituire il clima di una rivelazione sacrale, di un'epifania, di un miracolo, del sacro immanente in cui affiora il divino trascendente.
Il tempo tarriano è invece quello dell'illusione di un'esperienza trascendentale: si attende, cioè, un'epifania che non avverrà mai. Godot se ne è andato da un pezzo, morto quanto la carcassa della balena. Mi spiego meglio: i personaggi di Satantango vivono nell'accidia, e attendono che il (falso) messia Irmias (i cui tratti somatici ricordano guardacaso l'iconografia tradizionale del Cristo) possa risollevare le disastrate sorti del villaggio in cui vivono.
Il tempo tarriano è invece quello dell'illusione di un'esperienza trascendentale: si attende, cioè, un'epifania che non avverrà mai. Godot se ne è andato da un pezzo, morto quanto la carcassa della balena. Mi spiego meglio: i personaggi di Satantango vivono nell'accidia, e attendono che il (falso) messia Irmias (i cui tratti somatici ricordano guardacaso l'iconografia tradizionale del Cristo) possa risollevare le disastrate sorti del villaggio in cui vivono.
Le loro speranze verranno poi deluse.
Werckmeister Harmóniák è la tragedia del tempo “fuori dai cardini”, senza centro come movimenti di macchina spersi a cercare l'umano chissà dove, e l'armonia è un inganno, anche se qualcuno continua, nonostante tutto, a crederci.
Perchè, per violenti che siano, per brutti che siano, per ubriachi che siano, gli uomini hanno ancora qualcosa di umano.
Perchè, per violenti che siano, per brutti che siano, per ubriachi che siano, gli uomini hanno ancora qualcosa di umano.
L'armonia è cercata, in un certo modo da Ezster, chiuso nel suo studio, impegnato a smentire le teorie di Werckmeister, la cerca, soprattutto, Valushka, con la sua innocente bonarietà.
Nella prima scena (1’ 08’’- 10’ 45’’), egli guida gli avventori ubriachi di un bar nella pantomima di un’eclisse solare: chi personifica il sole, chi la luna, chi la terra. Il momento dell’eclisse viene descritto da Valushka come quello in cui tutto sembra inspiegabilmente perduto: <<tutto diventa buio, i cani guaiscono, le lepri si nascondono, il cervo corre impazzito […] Le montagne si muoveranno? La volta celeste precipiterà su di noi? Non lo sappiamo, non possiamo saperlo perché ora c’è l’eclisse totale di sole>>. Ma le eclissi, per quanto spaventose, finiscono: <<Il sole ora torna a splendere, e sulla terra, lentamente, torna la luce e riprende a diffondersi il calore. Tutti sono presi dalla commozione perché si liberano dall’oscurità>>.
Pur essendo il sole, la terra, la luna e i pianeti personificati da un gruppo di ubriachi dai movimenti goffi, Valushka tenta di guidarli, o per meglio dire, di armonizzarli.
Spiegando l’eclisse come improvviso trionfo del caos più assoluto, dirigendo i movimenti inarmonici degli ubriachi, Valushka cerca l’armonia dove sembrerebbe impossibile trovarla, e così sembrerà fare a più riprese nel film, continuando a mantenere atteggiamenti di bontà e disponibilità anche quando l’orrore e la devastazione avranno preso il sopravvento.
Spiegando l’eclisse come improvviso trionfo del caos più assoluto, dirigendo i movimenti inarmonici degli ubriachi, Valushka cerca l’armonia dove sembrerebbe impossibile trovarla, e così sembrerà fare a più riprese nel film, continuando a mantenere atteggiamenti di bontà e disponibilità anche quando l’orrore e la devastazione avranno preso il sopravvento.
Da sola, la prima scena, sembra contenere in nuce tematiche che saranno sviluppate nel corso del film, e in particolare propria la ricerca dell’armonia e dell’ordine in un mondo disarmonico e caotico. E forse l'intero mondo, l'universo tutto, non sono che un moto ubriaco, scoordinato, disarmonico, perchè non c'è centro, non un Dio, ma la carcassa di una balena. Per altro, è lo stesso Valushka ad accostare a Dio la balena. Quando ne parla, con la sua innocente meraviglia, egli finisce col parlare di Dio: <<Guardi che animale enorme ha creato il Signore>>, dice a un passante e, più tardi, al signor Ezster. <<Basta guardarla e si comprende la volontà e la forza creatrice del Signore>>.
Come nel racconto nietzscheano dell’uomo folle, anche nel film gli uomini si muovono in un “eterno precipitare” verso “un infinito nulla”, e magari si dispongono a compiere azioni violente.
Motore unico della violenza nel film sono i discorsi del Principe nano: egli ripete che <<in ogni cosa c’è l’inganno>>, e che i cittadini che lo ascoltano, “i suoi fedeli”, devono <<distruggere ogni cosa>>. A cosa si riferisce il Principe quando dice che in ogni cosa c’è l’inganno? Anche Ezster parla di inganno a proposito del sistema armonico di Werckmeister.
Non è più possibile credere all'armonia.
Per Ezster, l’armonia codificata della musica è un inganno come per le avanguardie storiche era un inganno l’armonica serenità dell’arte istituzionale. Parlare di armonia in un mondo che ne è privo equivale a mentire, e pertanto occorre <<correggere con cura gli errori di Werckmeister>>. Il Principe, col suo programma di nichilismo totale, sembra portare alle estreme conseguenze le teorie di Ezster: l’intuizione estetica di un intellettuale diventa un concreto programma di distruzione dell’esistente.
Per Ezster, l’armonia codificata della musica è un inganno come per le avanguardie storiche era un inganno l’armonica serenità dell’arte istituzionale. Parlare di armonia in un mondo che ne è privo equivale a mentire, e pertanto occorre <<correggere con cura gli errori di Werckmeister>>. Il Principe, col suo programma di nichilismo totale, sembra portare alle estreme conseguenze le teorie di Ezster: l’intuizione estetica di un intellettuale diventa un concreto programma di distruzione dell’esistente.
La scena della devastazione dell'ospedale da parte della folla dei "fedeli" del Principe, è integralmente affidata ai toni scuri della fotografia: l'eclisse ha vinto, tutto è tenebra, umanità compresa. Nel corridoio bianco dell'ospedale piombano le sagome nere degli uomini della folla, tutta fomentata dai discorsi del Principe. Arrivano di corsa, picchiano i malati, distruggono apparecchiature. Man mano che la macchina segue i pestaggi, pare che la fotografia degradi verso tonalità sempre più cupe, tali che non siano più individuabili le fattezze dei ricoverati, nè quelle dei violenti. I malati cadono senza un grido: perchè sono vittime, perchè la violenza non può essere spettacolarizzata, non da Tarr, perlomeno. Poi, per un attimo, la violenza si ferma, e tornano i toni luminosi: i violenti si fermano davanti a un anziano paziente, macilento, nudo e indifeso, immerso in un bianco abbacinante. Mi piace pensare che siano loro, i violenti, a vedersi, per un attimo, miseri, nudi, macilenti offesi, quanto il vecchio che guardano, e che non possono toccare, non possono distruggere perchè è già distrutto.
Ricordo d'aver letto negli studi di Konrad Lorenz, che quando due lupi lottano tra loro, ciascuno mira sempre alla giugulare dell'altro, e che a volte avviene qualcosa di incredibile: se uno dei due, sopraffatto, come per arrendersi, offre all'altro il collo così da offrirsi al colpo di grazia, viene graziato. L'altro lupo, vincitore, non morde il vinto alla giugulare, che pure era stata il suo obiettivo, ma si ritira.
Nonostante tutto, non cessano gli uomini di essere umani.
Allora, anche con la fine delle violenze fomentate dal Principe, anche nell'instaurarsi dello stato di polizia voluto dalla signora Tunde, nel ristabilirsi, quindi, di una finta armonia (perchè la violenza può cessare, ma non può ritornare vera armonia in uno stato di polizia coi carriarmati e il filo spinato) che nuoce ai semplici come Valushka (un vegetale inebetito nel finale), anche con tutto questo, ci si vede umani, messi a nudo.
E come i violenti forse vedono se stessi guardando il vecchio che non sanno distruggere, così, Ezster, nel finale, magari, nell'occhio della balena distrutta, si vede nudo, umano anche se, di questo sentire, s'è smarrito il senso...
Ricordo d'aver letto negli studi di Konrad Lorenz, che quando due lupi lottano tra loro, ciascuno mira sempre alla giugulare dell'altro, e che a volte avviene qualcosa di incredibile: se uno dei due, sopraffatto, come per arrendersi, offre all'altro il collo così da offrirsi al colpo di grazia, viene graziato. L'altro lupo, vincitore, non morde il vinto alla giugulare, che pure era stata il suo obiettivo, ma si ritira.
Nonostante tutto, non cessano gli uomini di essere umani.
Allora, anche con la fine delle violenze fomentate dal Principe, anche nell'instaurarsi dello stato di polizia voluto dalla signora Tunde, nel ristabilirsi, quindi, di una finta armonia (perchè la violenza può cessare, ma non può ritornare vera armonia in uno stato di polizia coi carriarmati e il filo spinato) che nuoce ai semplici come Valushka (un vegetale inebetito nel finale), anche con tutto questo, ci si vede umani, messi a nudo.
E come i violenti forse vedono se stessi guardando il vecchio che non sanno distruggere, così, Ezster, nel finale, magari, nell'occhio della balena distrutta, si vede nudo, umano anche se, di questo sentire, s'è smarrito il senso...